
Molti mi chiedono cosa ne penso del digiuno intermittente, soprattutto a Natale.
Durante le feste, intatti, è comune lasciarsi andare ai piaceri della tavola (giustamente!), pensando già di dover compensare subito dopo. È la tipica mentalità dei “rimedi immediati post-eccesso”, che spesso aumenta lo stress digestivo e metabolico anziché ridurlo.
In realtà, il digiuno intermittente non è una soluzione “riparatrice” rapida, ma uno strumento da comprendere e adattare al proprio corpo.
“Digiuno intermittente” non significa mangiare poco o nulla per x ore o a giorni alterni e poi abbuffarsi, ma concentrare l’assunzione di cibo in una finestra temporale definita. I protocolli più diffusi e studiati sono:
16:8 → 16 ore di digiuno / 8 ore di alimentazione; è il più conosciuto e studiato.
14:10 → 14 ore di digiuno / 10 ore di alimentazione; leggermente più breve, spesso più sostenibile, soprattutto per chi ha intestino sensibile o è donna.
Entrambi i protocolli possono avere benefici su sensibilità insulinica, carico digestivo e regolazione del ritmo alimentare, ma non sono universali: l’efficacia e la tolleranza dipendono da sesso, stress, fase del ciclo nelle donne, qualità del sonno e abitudini alimentari.
Durante il digiuno:
Un punto importate è il posizionamento della finestra alimentare:
Cosa dice l’erperienza.
Può essere utile per:
Ma non è una strategia dimagrante in sé:
funziona solo se l’alimentazione nella finestra è adeguata.
Quando NON è indicato.
Sconsigliato in caso di:
In questi casi può peggiorare:
In sintesi:
il digiuno intermittente non è per tutti e non va improvvisato.
È uno strumento, non una soluzione universale.
Va adattato alla persona, alla fase di vita e allo stato della composizione corporea e del sistema nervoso.
In alcuni casi, la formula 14:10, se ben praticata per un periodo limitato, offre effettivamente dei buoni risultati complessivi.