Dimagrire con l’aiuto delle piante: miraggio o realtà?

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Dimagrire con l’aiuto delle piante: miraggio o realtà?

Rischi e opportunità delle droghe vegetali.

 

“Ho il metabolismo lento. C’è qualcosa di naturale per riattivarlo?”

Un mondo intero dietro a questa frase più volta ascoltata da chi si occupa di aiutare le persone a ritrovare la strada verso un corpo più snello e leggero.

I messaggi sottesi sono molteplici: ho una genetica avversa quindi per me dimagrire è come remare controcorrente; deve essere successo qualcosa che ha fatto inceppare il mio metabolismo; perdere peso non è totalmente sotto il mio potere di intervento e mi serve qualcosa di esterno per riaccendere la caldaia; se si tratta di una pianta sarà sicuramente una sostanza che non fa poi così male; non mi aspetto miracoli ma l’idea che qualcosa mi aiuti mi motiva a seguire anche un’alimentazione più attenta; se utilizzo “un aiutino” potrò permettermi qualche occasionale sgarro senza dover sempre pagare pegno.

Tante mezze verità e altrettante mezze pie bugie che, mescolate insieme con un pizzico di illusione, danno origine ad un cocktail tra il consolatorio e lo speranzoso che poi è lo stesso che alimenta il sempreverde mercato dei prodotti da banco da cui occhieggia impunito il claim “bruciagrassi”.

 

Sai cos’è il metabolismo?

Tutti parlano di metabolismo più o meno lento/veloce, ma se non sei un appassionato o un addetto ai lavori, probabilmente perdi di vista alcuni fondamentali.

Il metabolismo rappresenta l’insieme delle reazioni chimiche che in un organismo vivente producono l’energia necessaria per la vita. Perché il corpo umano vive rompendo mattoni, ovvero le molecole che vengono assunte con il cibo, per trarne energia e con una parte di questa energia costruisce di continuo, attraverso un incessante processo di assemblaggio, altri mattoni cioè nuove molecole e componenti cellulari, ormoni, enzimi, proteine, riserve.

In questo senso il corpo umano è una macchina sempre in movimento anche quando è apparentemente ferma. Possiamo quindi immaginarlo come un’auto che anche quando è in sosta al semaforo oppure in coda, non spegne mai il motore. E’ evidente però che il suo massimo consumo si determina durante il movimento.

Il metabolismo energetico di una persona, rappresenta pertanto il consumo totale dell’energia necessaria allo svolgimento di tutte le funzioni di smontaggio, assemblaggio e movimento nel ciclo delle 24 ore ed è la risultante di tre principali componenti:

 

  • il metabolismo basale
  • la termogenesi indotta dalla dieta – TID
  • il costo energetico dell’attività fisica.

 

Il metabolismo basale rappresenta la quantità del dispendio energetico che si determina quando una persona si trova sdraiata e sveglia in condizioni di riposo fisico e mentale. Ovvero quantifica l’energia utilizzata per tenere attive le funzioni vitali di base come la respirazione, la circolazione sanguigna, la digestione, l’attività del sistema nervoso, etc.

Va saputo che si tratta della componente di maggiore spesa energetica in quanto in un soggetto sano copre circa il 65-75% del dispendio calorico totale.

Da cosa è influenzato il metabolismo basale? Da molti fattori quali l’età, il sesso, la temperatura corporea, la temperatura ambientale, le condizioni del sistema nervoso e, fattore di primaria importanza, la quantità di massa muscolare. Il tessuto muscolare infatti ha un’attività metabolica costante, di circa dieci volte superiore a quella del tessuto adiposo, e consuma una grande quantità di energia anche a riposo.

 

La termogenesi indotta dalla dieta – TID, rappresenta l’aumento del dispendio energetico che si registra in seguito all’ingestione di alimenti che appunto vengono processati con una spesa calorica diversa a seconda che si tratti di proteine, che richiedono solo per la loro stessa digestione l’utilizzo di circa il 10-35% dell’energia, di carboidrati che richiedono circa il 5-10% o di grassi che richiedono circa il 2-5% dell’energia.

E’ importante notare che il processo di elaborazione e lavorazione degli alimenti da parte del nostro organismo non solo consuma energia, ma rilascia anche calore come sottoprodotto di scarto di tale processo di trasformazione. Dopo mangiato infatti la nostra temperatura corporea aumenta.

 

Il costo energetico dell’attività fisica rappresenta il dispendio per le attività fisiche del quotidiano, quindi dal lavoro alla spesa alla palestra, ed evidentemente è la parte più variabile la cui quantificazione dipende non solo dal tipo di attività svolte durante la giornata ma anche dalla composizione corporea, dal sesso e dall’età.

Attività definite come leggere incideranno per un 20% sull’aumento del metabolismo basale, attività definite come moderate incideranno per un 40% e attività pesanti per un 60% circa. Anche in questo caso, l’attività fisica più o meno intensa aumenta la temperatura interna del nostro organismo il che significa che non solo bruciamo energia quando ci muoviamo ma che il nostro corpo in condizioni di movimento promuove anche una naturale azione termogenica producendo e dissipando calore. Che poi è la ragione per cui sudiamo quando ci alleniamo con un minimo di intensità.

 

 

Piante e sovrappeso

Le piante hanno aiutato l’uomo nella cura di svariati problemi di salute da migliaia di anni. E ciò che oggi la scienza conferma sull’utilizzo della fitoterapia, era patrimonio della tradizione e della cultura popolare già tantissimo tempo fa.

La lotta al sovrappeso tuttavia è un problema piuttosto recente nella storia dell’uomo che mai prima di queste ultime decadi si era trovato ad affrontare una tale cronica abbondanza di cibo, peraltro spesso innaturale, con le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Per questa ragione l’uso dei rimedi vegetali nell’ambito della riduzione del peso rappresenta un argomento oggi ancora molto dibattuto e tra atteggiamenti semplicistici di taglio prevalentemente commerciale e posizioni scientifiche tendenzialmente molto prudenziali, il sentiero di chi cerca un aiuto fattivo ma meno rischioso delle vecchie e per fortuna ormai illegali anfetamine, che pur non sono ancora completamente scomparse dalla circolazione, è puntellato di speranze, delusioni, miraggi ed errori di scelta.

 

Per fare un po’ d’ordine nel complesso e variegato mondo delle piante medicinali utilizzate per indurre il dimagrimento, è necessario innanzitutto distinguerne le diverse categorie a seconda di quella che è loro funzione principale. Troviamo pertanto:

 

  • Piante contenenti fibre solubili e/o insolubili: come ad esempio, il chitosano, il glucomannano, ma anche il lino e lo psillio.
  • Piante ad azione di stimolanti tiroidei: come alcune alghe tra le quali il Fucus Vesiculosus risulta spesso in pole position all’interno di molti prodotti dimagranti multicomponente.
  • Piante che innalzano il livello di serotonina: finalizzata ad indurre un maggiore senso di sazietà. Tra le quali la Griffonia Simplicifolia è la più conosciuta
  • Piante che interferiscono con i sistemi enzimatici: come ad esempio la Garcinia Cambogia.
  • Piante stimolanti la termogenesi come quelle a base caffeina e il Citrus Aurantius.

 

 

I promossi e i bocciati

Piante contenenti fibre solubili e insolubili. Il meccanismo d’azione di queste fibre è quello di aumentare la viscosità e la massa del bolo alimentare formando un rivestimento attorno alla particelle di cibo che ne rallenta la liberazione di zuccheri nel sangue, evita picchi di glicemia e riduce l’assorbimento dei nutrienti. L’aumento del volume della massa alimentare produce tra l’altro una maggiore sensazione di sazietà che contiene la voglia di smangiucchiare fuori pasto. Così funziona il glucomannano. Il chitosano invece, oltre a tutto questo, è anche in grado di legare i grassi e di intrappolarli in una rete resistente all’azione degli enzimi che ne inibisce l’assorbimento.

 

Controindicazioni ed effetti collaterali: l’integrazione di fibra extra nella dieta va valutata con attenzione, competenza e cognizione di causa perché, oltre ad inibire l’assorbimento di importanti nutrienti o interferire con l’assorbimento di eventuali farmaci, può anche finire per generare una maggiore difficoltà di transito che in alcuni casi particolari può trasformarsi in vera e propria occlusione intestinale.

Nostro parere: NO. Noi professionisti Gift non ci serviamo di certe scorciatoie che puntano alla riduzione dell’assorbimento perché lo consideriamo un vero e proprio danno. Utilizziamo la fibra naturalmente contenuta negli alimenti integri e integrali di cui promuoviamo il consumo quotidiano anche per garantire un buon transito intestinale naturalmente equilibrato. Inoltre non abbiamo nessuna velleità di inibire l’assorbimento dei grassi alimentari, meno che mai di quelli mono e polinsaturi, poiché si tratta di nutrienti utili sia al mantenimento del naturale senso di sazietà e al contenimento dei picchi glicemici che alla plasticità delle membrane neuronali e alla produzione di sostanze antinfiammatorie.

 

Piante ad azione di stimolanti tiroidei. L’interesse per queste alghe è legato al loro contenuto di iodio. Per questa ragione in passato il Fucus Vesiculosus veniva utilizzato proprio nella terapia dell’ipotiroidismo. Questa pratica oggi è obsoleta a causa della variabilità del contenuto di iodio, peraltro basso e quindi inefficace nelle tinture madri che venivano utilizzate, ma anche a causa del diverso assorbimento dello iodio legato rispetto a quello libero. Come dimagrante oggi il Fucus viene utilizzato in forma di estratto secco, e quindi con una maggiore quantità standardizzata, e lo si ritrova come componente di vari prodotti da banco in quando si ritiene che un incremento di iodio produca un aumento nella produzione di ormoni tiroidei e di conseguenza un innalzamento del metabolismo basale.

Controindicazioni ed effetti collaterali: palpitazioni, insonnia, agitazione nei soggetti sensibili.

Nostro parere: NO. Siamo tendenzialmente contrari alla manipolazione della funzionalità tiroidea in qualunque forma (a meno di serie patologie curate da specialisti) se non attraverso un sano stile di vita e una costante e regolare attività fisica.

 

Piante che innalzano il livello di serotonina. La serotonina è un neurotrasmettitore centrale coinvolto in molte funzioni del benessere tra cui la segnalazione del senso di sazietà. Viene sintetizzata nell’organismo a partire dall’aminoacido triptofano che a sua volta viene assunto attraverso l’alimentazione. Una dieta povera di triptofano determina bassi livelli di serotonina nel cervello. E bassi livelli di serotonina inducono un forte desiderio di carboidrati e zuccheri semplici. L’utilizzo dei semi di Griffonia Simplicifolia, una pianta originaria del West Africa, è legato alle buone quantità di 5-HTP che è un componente intermedio nella biosintesi del triptofano e quindi un precursore primario della serotonina. L’interesse nei confronti di questa pianta è legato al fatto che diversi studi hanno evidenziato un maggior aumento dei livelli di serotonina nel cervello a fronte di una somministrazione del precursore 5-HTP piuttosto che direttamente del Triptofano.

La dose minima per indurre un effettivo senso di sazietà è di 100mg per tre volte al giorno, al di sotto del quale invece non sembrano prodursi effetti di rilievo.

Controindicazioni ed effetti collaterali: nell’assunzione degli estratti di Griffonia Simplicifolia a volte si può determinare una sensazione di nausea che solitamente scompare con l’abbassamento del dosaggio fino alla tolleranza. Però l’efficacia sul senso di sazietà sembra diminuire con la diminuzione del dosaggio.

Nostro parere: OK. Fermo restando che con il metodo Gift il senso di sazietà si ottiene in maniera naturale attraverso un’alimentazione normocalorica e normoproteica che regolando i flussi di leptina riduce l’azione degli ormoni oressigeni, in alcuni casi di appetito eccessivo o forme di vere compulsioni alimentari ci sentiamo favorevoli all’utilizzo di supplementi di 5-HTP di cui la Griffonia è un buon vettore.

 

Piante che interferiscono con i sistemi enzimatici. La Garcinia Cambogia è una pianta tipica delle regioni costiere dell’India del sud. L’interesse nei suoi confronti è nato in relazione alla presenza di acido idrossicitrico presente nella buccia dei suoi frutti. Già dagli anni Settanta l’acido idrossicitrico ha evidenziato in diversi studi, l’azione competitiva con la citricoliasi che è un enzima implicato nella regolazione del metabolismo dei grassi.

In buona sostanza l’acido idrossicitrico contenuto nella garcinia ridurrebbe la sintesi dei grassi endogeni. Per altre vie inoltre l’acido idrossicitrico incrementerebbe le scorte di glicogeno e conferirebbe un maggiore senso di sazietà.

Controindicazioni ed effetti collaterali: in base agli studi tossicologici esistenti l’estratto di Garcinia Cambogia non presenterebbe tossicità alle dosi utilizzate di massimo 2g/giorno. Ma trattandosi in ogni caso di un’inibizione enzimatica rispetto alla quale non si conosce la risposta di adattamento dell’organismo a lungo termine il suo utilizzo è sconsigliato per più di poche settimane.

Nostro parere: NO. Per le ragioni anzidette, riteniamo che interferire con i naturali processi biochimici dell’organismo, fosse anche con sostanze naturali, non sia mai una buona cosa e nel caso specifico, come detto, non sappiamo quali meccanismi di adattamento l’organismo vada a mettere in atto a fronte di un blocco enzimatico protratto nel tempo.

 

 

Piante stimolanti la termogenesi.

Si tratta di piante contenenti sostanze che mirano ad aumentare il processo di produzione di calore corporeo da cui si ottiene un maggior dispendio calorico che quindi si aggiunge alle componenti base del metabolismo. La termogenesi indotta dall’uso di sostanze, come ad esempio piante ma non solo, spinge l’organismo a produrre e dissipare ulteriore calore e quindi, sostanzialmente, a sprecare più energia.

Tra le più note piante ad azione termogenica spiccano e sono molto utilizzate nel commercio degli integratori detti appunto “termogenici” le piante a caffeina come la Coffea arabica, il caffè comune, la Camelia Sinensis, il tè, la Paullinia Cupana, il guaranà, l’ Ilex paraguariensis, il matè.

La caffeina è un efficace stimolante adrenergico capace di mantenere in circolo la miscela di adrenalina e noradrenalina prodotta dalle ghiandole surrenali. Oltre ad un aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e della frequenza respiratoria, la caffeina è in grado di determinare un aumento della termogenesi di circa un 10-15% esercitando in parallelo un effetto lipolitico diretto sul tessuto adiposo.

Sono noti tuttavia gli effetti collaterali di un esagerato uso di caffeina. La tolleranza è molto soggettiva ma già a dosi di 200mg/giorno, pari a due tazzine di caffè, sono comuni effetti collaterali come tachicardia, aumento della pressione sanguigna, insonnia, irrequietezza, acidità gastrica, ansietà e attacchi di panico. Nei prodotti termogenici le dosi utilizzate sono solitamente più alte.

Tra le piante capaci di aumentare il dispendio energetico anche grazie alla presenza di caffeina ma del tutto prive di effetti collaterali non si può non citare la Camelia Sinensis e in particolare il tè verde. Molteplici evidenze scientifiche infatti, supportano l’idea che i polifenoli e le catechine contenute nel tè verde possano interagire sul sistema nervoso simpatico aumentando la termogenesi e la lipolisi. Nel tè verde però la presenza dell’aminoacido teanina limita la secrezione del cortisolo indotta dalla caffeina e pertanto la sua presenza esercita un’interessante azione di compensazione ed riequilibrio.

Nostro parere: per il te’ verde, no per la caffeina.

Come piccolo aiuto nel quadro di un’alimentazione ragionata e di un regolare movimento fisico, il tè verde in estratto standardizzato può rappresentare una buona integrazione capace di fornire quello stimolo in più che spesso incrementa la motivazione e la determinazione a continuare con le buone abitudini apprese.

Sulla caffeina invece parere negativo perché non troviamo nessun senso nel forzare un incremento della termogenesi rischiando un’alterazione non banale del sistema nervoso.

 

Per concludere questa carrellata sulle piante dimagranti, è necessario avere un’idea di come funziona, almeno a grandi linee, un’altra famiglia di droghe ad azione termogenica: quella delle piante ad efedrina e sinefrina.

L’efedrina è il principio attivo estratto dalla pianta Ephedra Sinica o canapa gialla che, diciamolo subito, oggi in Italia è una sostanza illegale. La sua popolarità aumentò in Europa negli anni 80-90 e veniva usata come ingrediente principale di diversi integratori dietetici erboristici. L’azione neurostimolante di questo alcaloide è simile, anche se più blanda, a quello delle anfetamine ma la sua durata d’azione è più lunga. Come detto si tratta di una sostanza oggi vietata ma è utile fare mente locale sul fatto che solo pochi anni fa veniva utilizzata nel trattamento dell’obesità, da sola o insieme ad altre sostanze stimolanti.

Nostro parere: ovviamente no.

 

La sorellina minore e per fortuna molto più tranquilla dell’efedrina, è la sinefrina sostanza estratta principalmente dall’arancio amaro, Citrus Aurantium. Questo frutto nella sua fase di pre-maturazione risulta particolarmente ricco di una miscela di amine simpaticomimetiche di cui le più importanti sono: la sinefrina, la n-metiltiramina, la ordenina, l’octopamina e la tiramina. Tra queste la sinefrina, quella più attiva e presente in maggiori quantità nella buccia del frutto, esprime la capacità di stimolare in maniera significativa il sistema nervoso simpatico.

Il pool di queste ammine è risultato avere una speciale selettività di azione sui recettori adrenergici beta-3 situati nel tessuto adiposo ed è attraverso questa via che si determina la stimolazione della termogenesi. Ciò che salva la sinefrina nella sua azione di termogenico dimagrante consentito, è la selettività recettoriale e cioè la capacità di stimolare solo i recettori adrenergici del tessuto adiposo senza influire sugli altri tipi di recettori adrenergici localizzati nell’apparato cardiovascolare e respiratorio.

 

Controindicazioni ed effetti collateriali: si tratta di una molecola che pur avendo una sua efficacia comprovata va gestita con estrema cautela soprattutto per gli ipertesi e i cardiopatici. Gli effetti avversi tuttavia sono da correlare al quantitativo di sostanza assunta e all’associazione con altre sostanze soprattutto di tipo farmacologico.

 

Nostro parere: NI.

Perché pur rimanendo dell’idea che il vero e più potente effetto termogenico sia determinato da un esercizio fisico regolare quantomeno di media intensità, in alcuni casi, pochi per la verità, l’arancio amaro può rappresentare un aiuto che, per un tempo circoscritto e solo sotto esperta somministrazione, può offrire un sostegno di discreta efficacia per superare certi plateau di percorso.

 

Al termine di questa sintetica disamina, riteniamo che l’assunzione di un prodotto erboristico finalizzato al dimagrimento non debba mai andare dietro all’onda di un momento di sconforto durante il quale prenderemmo qualsiasi cosa pur di ottenere un risultato che per altre vie ci sembra irrealizzabile. Al contrario è necessario farsi sempre spiegare, quanto meno a grandi linee, quali siano i meccanismi d’azione e gli effetti collaterali del prodotto che promette l’agognato miracolo. Perché è importante ricordare che la Natura ci mette a disposizione migliaia di piante utilissime al mantenimento della nostra salute ma anche che le piante rappresentano un complesso sistema di molecole attive la cui azione sul nostro organismo a volte può risultare più insidiosa di quanto non possa apparire francamente valevole.

 

Articolo pubblicato sul numero di Agosto-Settembre 2020 de L’Altra Medicina